lunedì 18 gennaio 2016
Non per denaro ma per passione
E' tempo di bilanci.Siamo arrivati alla conclusione di una esperienza decennale di apertura di differenti blogs; diversi argomenti trattati, diverse tematiche esistenziali, professionali e, in genere, di interesse collettivo, ma anche personale e strettamente soggettivo.Complessivamente ci riteniamo più che soddisfatti dei risultati raggiunti (numero di visite e voti), e cogliamo l'occasione di augurare a tutti buona fortuna.
Buon pro faccia
- Tutto quanto pubblicato non ha avuto nessuna intenzione di far danaro. E così è stato.
(Lo staff di Radio Catanzaro Brianza Libera)
Grazie
Malauguratamente
Sei andata via con quello sconosciuto, conosciuto al pub sotto casa; poco dopo che me ne fossi andato a fare notte.Io lavoravo e tu si sollazzavi, e sul più bello son tornato a casa.Vi eravate addormentati come passeri di giorno.Ho un frastuono nella testa che non riesco a prender sonno.
Decisioni da prendere
Ci vorrebbe un cambiamento radicale;tutti in giro colle sottane.
Ci vorrebbe un cambiamento sostanzioso;tutti in giro senza nervoso.
Ci sarebbe da ridire sul signor Poca Pazienza,quando pigia il tasto di emergenza.
Filastrocca
Filastrocca di un signore vagabondo,sempre scalzo per il mondo.
Filastrocca un po' severa,ti accompagna sino a sera.
Filastrocca birichina,che ti sveglia la mattina.
domenica 17 gennaio 2016
Casualità
In una mattina umida d'autunno, mentre portava a passeggiare il cane, come era solito fare, fu li che Arturo incontrò Tiziana. Lei era rossa di capelli, e anche il suo bastardino era rossiccio. Buddy, si chiamava il piccolo cucciolo di appena sette mesi.Dad no. Lui era grande e nero. Anche lui meticcio, ma tutt'altra categoria.Dad era maldestro e poco rispettoso.Buddy lo incitava nel gioco, e Dad, più adulto di cinque anni, lo schivava o, ringhiando, di tanto in tanto, lo faceva arretrare di qualche passo.Tiziana e Arturo, da quel giorno, si vedevano tutte le mattine per quattro chiacchiera un po' generica.Nessuno dei due osò mai andare oltre.Nessuno credette mai che non fossero che semplici conoscenti e, anche se loro sapevano bene che non erano i loro animali il centro di quella relazione; Tiziana era sposata.
Malintesi
Ti ho prestato la matita colorata,per disegnare la cioccolata.Ti ho prestato il mio cappello,per non farti aprire l'ombrello.Ti ho ceduto il posto a sedere,ed è stato un gran piacere.Poi mi hai detto:'Poveretto! Non mi alzo più dal letto'.Sono sceso giù in pigiama,e ti ho buttato la sottana.
sabato 16 gennaio 2016
Gustavo
Gustavo stava seduto sulla panchina vicino la porta che dava sul piazzale della stazione.Solo, nel cuore della notte, aspettava di prendere la prima corriera che lo avrebbe portato in Università.Era giorno di esami, e non aveva alcuna voglia di vedere studenti un po' impacciati alle prese con la filosofia morale. Tanto meno voleva incontrare le facce dei colleghi pronti a sfoggiar cultura di alto rango; pronti a giudicare da qualche frase la preparazione e la conoscenza dei suoi allievi.Stava facendo chiaro mentre, assorto nei suoi pensieri, da lontano, si vedevano arrivare signori ben vestiti e con le ventiquattro ore nelle mani.Si diceva che, un giorno o l'altro, sarebbe migrato verso sud; dove il caldo la faceva da padrone, e la gente non aveva tanti scopi e assai pretese.Un amico, che faceva il volontario in una missione umanitaria, gli aveva parlato della semplicità e delle poche sovrastrutture che ancora non avevano complicato così tanto la vita di qualche popolazione sparsa per il mondo.C'era ancora spazio per rapporti sani e non fondati sul denaro o sullo status, che qui, invece, è una delle prime informazioni che si cercano per poter entrare anche a lavorare.D'un tratto sentì rumore di ferraglia sul binario.Il treno era arrivato, per partire nel giro di mezz'ora verso il capoluogo.Era assai indeciso se proseguire o tornare a casa senza che sua moglie lo sentisse, per uscire poi di nuovo, senza giacca e la cravatta, e con la valigia in mano; e scappare via lontano da una vita assai malsana e troppo borghese.
Buona domenica
Si narra che nell'antica Grecia, un giorno, Diogene incontrò Aristippo; suo noto rivale in filosofia.Diogene se ne stava nella sua botte a lavare insalata.Aristippo gli si rivolse dicendo: 'Vedi Diogene; se tu parlassi con i ricchi non saresti costretto a mangiare insalata.'E Diogene: 'Aristippo; se tu mangiassi insalata non saresti costretto a parlare con i ricchi.'
Un momento imbarazzante
Ma che strano, che sorpresa;son caduto dalla sedia.Mi fa male il sederino,qui seduto sul vasino.Non riesco a far pipì;perché brucia così e così.
Ché ridere
Sei scappata sopra il tetto,senza chiedere permesso.Sei fuggita sopra il treno,e non torni per un attimo nemmeno.Ti ho lasciata che ridevi a crepapelle,ma io ho perso le bretelle colorate.
venerdì 15 gennaio 2016
Per un'altra volta ancora
Il gatto ti ha sentita uscire nel cuore della notte.E' balzato sopra il letto e sul divano, ha aspettato sino all'alba il tuo ritorno; adagiandosi dietro la porta del soggiorno.Adesso che è mattino sono qui ad aspettare il tuo risveglio.Aspetto solo di sentire in cosa io debba cambiare, perché tu possa restare.O attendo solo che tu vada via per la tua strada; e la nostra storia finisca come era iniziata.
giovedì 14 gennaio 2016
Dimenticati da Dio
Le mani scorrono lente sulla tastiera del computer.La bottiglia di Porto è sulla destra, vicino il tabacco, le cartine e l'accendino.Siamo sotto di duemilasettecento euro con il bilancio consuntivo.Una volta; una volta sola che a Natale riesca a festeggiare.Fuori, rumore di passi sulla strada; e voci salgono alle persiane del mio studio.Si è bloccato nuovamente l'ascensore.C'è da chiamare la manutenzione.Il quartiere è desolato e inquietante.La notte, poi, è buia e assordante.Dimenticati da tutto.Dimenticati da Dio.
Patrizia
Ripensavo al giorno della nostra ultima notte.La luna, dalla mansarda, illuminava tutta la stanza da letto.Era ancora estate. Faceva molto caldo e umido.I nostri corpi aggrovigliati sotto il lenzuolo lasciavano nell'aria il tuo profumo che riuscivo, ancora, a distinguere dal mio.La sera che però dicesti che il mio gatto sarebbe potuto rimanere solo, qualche giorno, mentre tu avevi previsto di andare al mare; io mi sono sentito tradito.Dicevi che prima di me doveva venire il pensiero di tua figlia e dei tuoi animali.Ora, il mio gatto è di secondaria importanza.Non rientra né nei tuoi pensieri, né dovrebbe interessare così tanto me.Non ti dissi più alcunché di interessante; e tutto finì in niente.
Notte
Mi hai guardato strano questa mattina, fredda e toccante come i tuoi occhi, ora.Non so cosa.Non so quando.Mentre prepari la moka del caffè, io cerco di capire perché, da sole poche ore, il nostro mondo è già diventato più piccolo del creato; più silenzioso di un lamento lontano, che non ti tocca da vicino.
mercoledì 13 gennaio 2016
Parole
Per ridere, giocare e far di conto.Denigrare, insultare, per dare contro.Le parole sono molte, molteplici e difformi; e le usiamo in situazioni scomode, e per niente disinvolte.Un gesto, un'intuizione.Ma che gran coglione!Un sorriso e un bel saluto.Un bicchier di vino alla salute del nostro nemico.Quattro chiacchiere giù al bar; e il malessere non va.
martedì 12 gennaio 2016
lunedì 11 gennaio 2016
Cadere in basso
Devo essere caduto basso di sicuro, perché l'idraulico indossava lemutande ed i calzini, chemi regalò tua madre per il primo ventennale.
Son rimasto un poco scosso, nelvederlo uscire dalla doccia asciugandosi con ilmio accappatoio giapponese; acquistato senza troppe pretese.
Adelaide
Mi sono alzato in piena notte tutto assorto nei tuoi sogni.Sono passato dal letto alla scrivania senza neppure un caffè fatto sul momento.Il gatto dorme nella cesta nel tinello, e il cane si è adagiato sotto il tavolo massello.Cerco di ordinare i miei pensieri, e già so che saresti stata tu.Penso che tra un paio d'ore uscirai dalle coperte ancora bella indolenzita per il freddo di questa notte buia.Aspetterò di vederti uscir di corsa verso l'ospedale.Starò ad aspettare.
Distacco
Si conobbero sul battello che li portava sull'altro lato del lago.Josef, alto e magro, riccio e con il pizzetto sopra il mento.Claudiane, radiosa e eterea come una goccia di rugiada sul vetro della finestra della cucina, cercava sulla pianta della cittadina l'ostello più vicino la stazione dove si trovava.Era appena scesa dal treno che da Copenhaghen l'aveva portata a Costanza.Josef studiava medicina a Zurigo. Terzo anno.Non aveva ancora deciso per quale specialità proseguire gli studi.Claudiane era prima ballerina in un corpo di ballo regionale francese. Profilo dolce e delicato, camminava con i piedi a papera come tutte le ragazze del suo mestiere: soave nei volteggi, ma un vero disastro di eleganza e goffaggine nel più banale dei movimenti cosiddetti di routine.I loro sguardi si incrociarono proprio all'imbarco, quando, tra la folla attorno il molo, Josef urtò Claudiane facendola traballare un poco.< Oh! Mi scusi gentilmente Signora. E' che con questo trambusto devo essere divenuto un poco sgarbato. Certo non volevo che ciò accadesse >.Mentre Claudiane si riassettava l'orlo del vestito, che aveva strusciato contro il muretto dell'imbarcadero,< Sono cose che accadono. Non se ne faccia un cruccio >, rispose.Josef non sapeva se avesse a ché fare con una smorfiosa qualunque, oppure con una vera dama dall'accento inconfondibile.Madre ebrea e padre italiano, il giovane non aveva mai avuto gran buone esperienze con i suoi cugini d'oltralpe; anzi ricorda sempre del suo viaggio a Parigi; città meravigliosa ma abitata da cittadini un po' di malumore e pronti ed esperti nella critica facile e poco edificante.- Giusto una piccola smorfiosa dovevo urtare nella fretta di arrivare a casa, quest'oggi. Speriamo non se la leghi al dito e rimanga di malumore; dovessimo trovarci nuovamente vicini. E magari a sedere -Il battello, saliti tutti i passeggeri, inforcò la rotta verso l'altra sponda del lago.Josef non riusciva a vedere Claudiane. La cercò ripetute volte, girando la testa verso destra e sinistra. Poi anche dietro le spalle.La traversata, quel giorno, non fu mai più veloce.
niente di più
Speravo mi lasciassi almeno la porta semi-chiusa, invece di sparire senza neppure dire dove.Senza dire come e quando era finita questa nostra brutta partita.Eri tra le braccia di chissà chi altro, mentre attraversavo il viale che costeggia il mare.Dove terminavano le nostre lunghe passeggiate, sotto la luna e sotto il sole ... ti invio auguri di buon viaggio e buon riposo.
domenica 10 gennaio 2016
sabato 9 gennaio 2016
Contraddizioni
'Hai voglia a dirgli di piantarla.'
'Ma fatti valere! Glielo dici, quasi, col sorriso sulla fronte. Così non si può andare avanti. Dai allora a lui la colpa dei tuoi guai e poi ci vai sempre a braccetto a broccolar le ragazzine della piazza comunale. Prima o poi finisci in ospedale.La diagnosi sarà:Disturbo di personalità.'
Asservimento
Lo chiamavano il Facchino, il facchino di concetto.Sin dal primo giorno alla S.I.A (sezione Italia), mi prese di mira; e con aria di disprezzo mi diceva sempre: 'ti tiro giù dal letto'.Un bel giorno non tornava più il conto delle entrate.Il mastino se la prese subito con me, e finii dal direttore tutto quanto pieno di sudore.Quel signore rispettoso attaccò discorso con un predicozzo che mi portò subito fuori dall'umao contenimento nel non dirgli: 'vai fuori dal mento'!.Questo è stato il risultato.Ora, all'ufficio di collocamento, spero invano in un trasferimento.
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