sabato 16 gennaio 2016

Gustavo









Gustavo stava seduto sulla panchina vicino la porta che dava sul piazzale della stazione.Solo, nel cuore della notte, aspettava di prendere la prima corriera che lo avrebbe portato in Università.Era giorno di esami, e non aveva alcuna voglia di vedere studenti un po' impacciati alle prese con la filosofia morale. Tanto meno voleva incontrare le facce dei colleghi pronti a sfoggiar cultura di alto rango; pronti a giudicare da qualche frase la preparazione e la conoscenza dei suoi allievi.Stava facendo chiaro mentre, assorto nei suoi pensieri, da lontano, si vedevano arrivare signori ben vestiti e con le ventiquattro ore nelle mani.Si diceva che, un giorno o l'altro, sarebbe migrato verso sud; dove il caldo la faceva da padrone, e la gente non aveva tanti scopi e assai pretese.Un amico, che faceva il volontario in una missione umanitaria, gli aveva parlato della semplicità e delle poche sovrastrutture che ancora non avevano complicato così tanto la vita di qualche popolazione sparsa per il mondo.C'era ancora spazio per rapporti sani e non fondati sul denaro o sullo status, che qui, invece, è una delle prime informazioni che si cercano per poter entrare anche a lavorare.D'un tratto sentì rumore di ferraglia sul binario.Il treno era arrivato, per partire nel giro di mezz'ora verso il capoluogo.Era assai indeciso se proseguire o tornare a casa senza che sua moglie lo sentisse, per uscire poi di nuovo, senza giacca e la cravatta, e con la valigia in mano; e scappare via lontano da una vita assai malsana e troppo borghese.



































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